Iliad torna alla carica per rafforzare la propria presenza nel mercato italiano delle telecomunicazioni. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, l’operatore francese avrebbe avviato nuovi colloqui con il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) per valutare possibili operazioni di aggregazione nel settore.
Un cambio di rotta dopo il tentativo fallito con Vodafone
L’interesse di Iliad per un consolidamento in Italia non è una novità. Già nel 2022, l’azienda fondata da Xavier Niel aveva cercato di acquisire Vodafone Italia con un’offerta da 11,25 miliardi di euro, proposta che però fu respinta. Successivamente, Vodafone ha accettato l’offerta di Swisscom, dando vita alla nuova realtà Fastweb + Vodafone. Ora, con questa operazione ormai completata, Iliad sembra aver spostato il suo obiettivo su TIM, il più grande operatore di telefonia italiano.
Secondo fonti vicine alla trattativa, Iliad avrebbe incaricato Lazard, una delle principali banche d’investimento internazionali, di monitorare il mercato e studiare la strategia migliore per un’eventuale acquisizione.
Tuttavia, Iliad non è l’unico attore interessato. Il fondo britannico CVC Capital Partners ha manifestato interesse per acquisire solo la divisione Enterprise di TIM, che si occupa dei servizi per le imprese. Questo renderebbe l’operazione molto diversa da quella ipotizzata da Iliad, che invece punta all’intero gruppo per mantenere un’integrazione industriale.
Governo aperto al dialogo, ma Vivendi resta un ostacolo
Il governo italiano si sarebbe mostrato disponibile a valutare le proposte di riassetto del settore, con particolare attenzione alla tutela dell’occupazione e delle infrastrutture strategiche.
Le due principali opzioni sul tavolo sono:
• L’offerta di CVC, che mira a una cessione parziale delle attività di TIM, con il rischio di uno smantellamento del gruppo.
• L’interesse di Iliad, che punta invece a un’acquisizione totale, garantendo la continuità aziendale e mantenendo TIM un operatore di riferimento per il mercato italiano.
Il principale ostacolo a qualsiasi operazione è rappresentato da Vivendi, il colosso francese che detiene il 23,75% delle quote di TIM e che ha già dimostrato in passato di non essere favorevole a operazioni che ne riducano il controllo.
I rapporti tra Xavier Niel e Vincent Bolloré, azionista di maggioranza di Vivendi, non sono mai stati particolarmente distesi, e questa rivalità potrebbe rappresentare un ulteriore freno a qualsiasi trattativa. In passato, Vivendi aveva valutato la possibilità di cedere la propria partecipazione, ma senza trovare un accordo soddisfacente sul prezzo.
La posizione di TIM e la strategia dell’AD Pietro Labriola
Nel frattempo, TIM continua a difendere la propria autonomia. L’amministratore delegato Pietro Labriola ha recentemente lanciato una nuova campagna pubblicitaria per rafforzare l’identità dell’azienda, ribadendo il ruolo centrale di TIM nello sviluppo economico e digitale del Paese.
“TIM sta cambiando pelle e la nuova immagine che ci rappresenta da oggi riflette il percorso di rinnovamento che stiamo realizzando. Da oltre cent’anni siamo il cuore dell’innovazione in Italia e continuiamo ad evolvere per accompagnare lo sviluppo economico e sociale del Paese. Guidiamo lo sviluppo del digitale e lo facciamo continuando ad essere sempre vicini ai nostri clienti, le persone e le imprese che quotidianamente si rivolgono a noi per semplificare il modo di vivere, lavorare, studiare, divertirsi ed entrare in connessione” – Pietro Labriola, AD di TIM.
Uno scenario ancora incerto
L’eventuale acquisizione di TIM da parte di Iliad potrebbe cambiare profondamente il mercato italiano delle telecomunicazioni. Da un lato, porterebbe alla creazione di un nuovo gigante del settore, capace di competere più efficacemente con Fastweb + Vodafone e con WindTre, migliorando l’offerta per i consumatori. Dall’altro, qualsiasi operazione dovrà superare sfide regolatorie, resistenze azionarie e la concorrenza di altri investitori interessati a TIM.
Per il momento, Iliad sembra determinata a valutare ogni opportunità per rafforzare la propria posizione in Italia. Resta da vedere se riuscirà a trovare il giusto equilibrio tra interessi governativi, volontà degli azionisti e le sue ambizioni di crescita.

