La Corte Generale dell’Unione Europea ha respinto il ricorso di Apple contro la designazione dell’azienda come “gatekeeper” in relazione all’App Store e alla piattaforma iOS. La decisione arriva dopo che, nel quadro del Digital Markets Act (DMA), la Commissione europea aveva qualificato i cinque App Store di Apple (iPhone, iPad, Mac, Apple TV e Apple Watch) come un’unica “core platform service”.
Perché la designazione conta nel DMA
La qualifica di “gatekeeper” comporta obblighi stringenti. In particolare, i soggetti designati:
- non possono favorire i propri servizi rispetto a quelli dei rivali;
- non possono combinare dati personali tra servizi diversi;
- devono offrire agli utenti la possibilità di utilizzare app store alternativi.
Ricorso anche su iOS e iMessage
Apple ha contestato anche la designazione di iOS come “gateway platform”, uno status che richiede che il sistema operativo consenta l’interoperabilità con servizi di terze parti.
La società ha inoltre contestato la classificazione di iMessage come servizio di comunicazioni interpersonali indipendente dal numero (NIICS), una categoria che farebbe scattare l’applicazione di regole UE di tipo telecom. In questo caso, però, la Corte Generale ha dichiarato inammissibili le azioni di Apple relative al servizio iMessage.
I criteri per diventare “gatekeeper”
Per essere designati come gatekeeper ai sensi del DMA, i requisiti includono soglie economiche e di utilizzo. Tra i criteri indicati rientrano:
- almeno 7,5 miliardi di euro di vendite nell’UE, oppure una capitalizzazione di mercato di almeno 75 miliardi di euro;
- più di 45 milioni di utenti attivi mensili nell’UE;
- oltre 10.000 utenti business attivi annualmente nell’UE.
Con il rigetto del ricorso, la designazione resta quindi operativa e continua a vincolare Apple agli obblighi previsti dal DMA per App Store e iOS.

